venerdì 14 luglio 2017

Il DNA che inchioda: racconto criminale di un aspirante assassino...

Di Gilberto Migliorini

La mia storia di aspirante assassino - mancato - potrebbe aiutare la scienza forense e servire come involontario input informativo per gli utenti sulle sorprendenti e innovative tecniche di genetica molecolare applicate alla giustizia? Che le analisi biologiche abbiano il potere taumaturgico di identificare il colpevole è verità conclamata nella vulgata che più prosaicamente usa la locuzione della prova regina “il DNA che inchioda”, perifrasi che ricorda la gogna o perfino la croce.

Avevo cominciato a dire in giro, ormai lo sapevano tutti, che avrei ammazzato quel bastardo dell’Evaristo che mi aveva truffato rifilandomi il classico bidone. Lo dicevo a tutti che non me ne fregava un tubo di finire all’ergastolo per il resto della mia vita… ma quel tipo non doveva in nessun modo farla franca. Una troupe televisiva con tanto di regista e sceneggiatore mi aveva contattato con tatto e  discrezione, proponendomi a contratto – visto che avevo deciso di uccidere l’Evaristo – di farlo in una situazione perfettamente documentata, con tanto di microfoni e telecamere e soprattutto in un laboratorio medico attrezzato per il prelievo e l’analisi del Dna.

Tutto sarebbe avvenuto in una situazione controllata, in un ambiente asettico e nel pieno controllo di tutte le variabili – dipendenti e indipendenti - proprio come in un vero esperimento scientifico dove ogni fattore è tenuto sotto controllo. Un omicidio in laboratorio per dirla in sintesi, con tutti i crismi della scientificità nell’analisi del delitto e nell’individuazione del colpevole. Mi era stato detto che sarebbe stato il primo delitto con tutti i crismi del metodo galileiano, un omicidio registrato e immortalato a futura memoria. Io ingenuo ci avevo creduto. Di questi tempi di raffinati procedimenti giudiziari, con tanto di screening di massa e di analisi genetiche sincroniche e diacroniche, fino all’epoca precolombiana, mi ero perfino visto, per quanto assassino, nelle vesti di benefattore dell’umanità nel promuovere i metodi quantitativi in ambito forense.

Mi avevano spiegato che in tal modo il mio gesto insano sarebbe servito alla causa della scienza, mediante una disamina accurata di tutte le fasi di un delitto. Sarei diventato un testimonial del valore probatorio e della infallibilità dell’acido desossiribonucleico. Il copione era chiaro e scandito per scene: attratta la vittima nel laboratorio con l’inganno, avrei ammazzato l’Evaristo a pistolettate e dopo il delitto sarei scappato. Non l’avevo detto, ma con il denaro del contratto avevo intenzione di imbarcarmi per il sud America.

Inutile dire che la location del delitto era piena di macchine da ripresa, microfoni e vari strumenti di registrazione: un vero esperimento con tutti i caratteri del metodo scientifico. Ma il vero focus di tutto il delitto erano i miei umori, i reperti biologici che avrei lasciato sulla scena del crimine e che sarebbero stati immediatamente prelevati e messi al sicuro in provetta, repertati, scannerizzati, analizzati e informatizzati… Insomma, una sorta di dimostrazione didattico-accademica che la metodica genetica funziona e consente in quattro e quattr’otto di individuare il responsabile di un delitto. Mi vedevo già come un novello Ulisse che varca le colonne d’Ercole delle convenzioni sociali…

C’ero cascato come un allocco, mi avevano fatto credere che tutto si sarebbe svolto in incognito, che avrei potuto tranquillamente far fuori l’Evaristo con due colpi di pistola senza se e senza ma... La regia si era premurata addirittura di farmi avere la rivoltella per non dovermi scomodare ad acquistarla al mercato nero. Non ci crederete… ma era tutta una messinscena a mia insaputa: la pistola era a salve, una di quelle perfette imitazioni che si vendono per i bambini che giocano alla guerra, e la polizia era già appostata, pronta a saltarmi addosso e legarmi come un salame.... L’unica cosa vera era il laboratorio che avrebbe prelevato il Dna lasciato un po’ ovunque dall’aspirante assassino, dal sottoscritto appunto, che non si premurava di tenere a bada i propri umori...

L’Evaristo, convocato con una scusa - lì dove doveva svolgersi tutto intero il delitto in ambiente controllato - era del tutto ignaro del film che la regia era in procinto di girare e che lo vedeva nel ruolo di vittima come da copione. Si trattava di un cold case virtuale, un tentato omicidio con una pistola da carnevale. Io, ingenuo, immaginavo che fosse tutto vero. Il fellone, spaventatissimo quando avevo estratto l’arma, era convinto che sarebbe morto davvero vedendo come impugnavo la pistola e come digrignavo i denti. Io ero certo che l’avrei ammazzato così d’emblée.

Per poco l’imbroglione non moriva davvero per lo spavento, si era perfino pisciato addosso credendo d’essere già all’inferno quando aveva sentito i botti. Non era stato avvertito che si trattava solo di una fiction per tema che si tradisse, che l’agguato non uscisse a puntino e soprattutto che si rovinasse quello che doveva essere la dimostrazione scientifica che il Dna davvero funziona come infallibile elemento di prova.

A processo me la sono cavata con poco, con le credenziali di essere pentito e di aver dato un apporto significativo all’uso dei metodi quantitativi in ambito penale. Soprattutto venivo accreditato di aver dato una dimostrazione inequivocabile, documentata secondo i più rigorosi protocolli sperimentali, che l’acido desossiribonucleico costituisce non solo un valido presidio ma una infallibile metodica nei più svariati ambiti giudiziari. Grazie a tale mio contributo ho goduto di un trattamento di riguardo, considerando che l’arma era un giocattolo e che all’Evaristo, a parte lo spavento, non era stato torto neppure un capello.

Ho provvisoriamente perdonato quel nefasto truffatore per via della fama e gloria che mi ha poi consentito di partecipare, ben remunerato, a svariati format come testimonial e propagandista della prova regina...

Il delitto (virtuale) è stato mandato in prima serata e spiegato in tutte le sue fasi. Per la prima volta nella storia del crimine, era tutto perfettamente documentato, integralmente definito, il primo vero esperimento di un delitto in laboratorio. Perfino con i rallenty si vedevano chiaramente i miei umori schizzare un po’ ovunque e i tecnici provvedere a tutti i rilievi del caso. Un documento eccezionale per valore scientifico e per la perfetta rispondenza al metodo sperimentale.

Gli avevo sputato in faccia al fellone, e non avevo fatto neppure in tempo ad essere ammanettato e già uno stuolo di personaggi in camice bianco erano già lì sulla vittima con le loro pipette, tamponi e quant’altro a prelevare i campioni dal volto esterrefatto e incredulo dell’Evaristo. Tutto registrato, documentato, archiviato… un lavoro scientificamente ineccepibile che andava a dimostrare tutto l’iter della prova scientifica. 

Il mio DNA era come il Sacro Graal ma con dentro i miei umori.

Nel format alla tv, l’esperto aveva commentato tutte le fasi del delitto con l’aplomb neutrale e imperturbabile di un professore universitario che spiega ai suoi studenti... Tutto quello registrato dalle telecamere e dai microfoni trovava puntuale riscontro nell’analisi genetica con tanto di alleli e mitocondri. Ero per davvero inchiodato al delitto anche per il fatto che la probabilità che altri avessero il mio stesso patrimonio genetico non ci stava neppure nell’intero universo. Inutile dire che il documento era una pietra miliare perché mai era stata data una dimostrazione così  esaustiva che in un delitto (sia pure mancato) la prova regina esiste per davvero.

Un successo il marketing genetico-forense con un assassino filmato in tutte le fasi del delitto, autoproclamato, reo confesso e perfino pentito? Un vero exploit soprattutto la prova regina del DNA?

Macché! Qualcuno si è accorto dell’inghippo e per gli aficionados è stata una grossa delusione. 

Era stato fatto davvero tutto a puntino, un laboratorio multi mediale con tutto l’ambaradan di agitatori molecolari, enzimi, centrifughe, elettroforesi, jack, pipette e micropipette, spettrofotometri e termociclizzatori… Nell’entusiasmo e nell’enfasi della prova scientifica avevano però usato dei kit del DNA scaduti. Che stupidotti...

Non sarà facile replicare le analisi, sembra che abbiano esaurito tutti i miei umori. Ho già dato la mia disponibilità a ripetere l’esperimento, ma questa volta giuro che l’Evaristo non la farà franca...

32 commenti:

antrag ha detto...

Non l'ho capito!

Bruno ha detto...

Gilberto, ho letto tutto di un fiato, ti confesso che nonostante tutto non mi aspettavo questo finale. Nel raccontare sei troppo forte. Complimenti. La storia dei kit scaduti è incredibile, purtroppo dovrei dire all'italiana, e di questo mi dispiace molto, se poi per questo motivo c'è una persona in galera non ho più parole. Forza Bossetti non mollare.

Gilberto ha detto...

antrag

Non è mai buona cosa spiegare un testo ‘letterario’ , ognuno lo interpreta come meglio crede, può ovviamente anche dire che è una ciofeca e che non c'è niente di interessante. In ogni caso credo ci siano dentro il racconto tutti gli elementi che caratterizzano la cosiddetta ‘prova scientifica’ con tutti i connessi problemi di metodo. Nella vicenda in questione - nonostante siano state applicate procedure di controllo che consentono di discriminare tutte le variabili (dipendenti e indipendenti) con un delitto da laboratorio sottoposto alle regole ferree del metodo galileiano - l’esito non ha escluso l’errore marchiano (kit scaduti). Figuriamoci allora cosa può accadere in un delitto con un corpo abbandonato all’arbitrio di chiunque e con una dinamica del tutto sconosciuta, quanti fatti sono fuori controllo e quanto sia aleatoria una ricostruzione dove il DNA è solo un dato decontestualizzato rispetto a variabili del tutto ignote.

Anonimo ha detto...

Le case produttrici con la data di scadenza si parano il culo, ma il risultato dei test è sempre valido, se per esempio mangiate cibo scaduto non morite di sicuro.

Anonimo ha detto...

Caro Anonimo
Io molti anni fa sono finito in ospedale per del pesce scaduto e ho rischiato di morire...

Anonimo ha detto...

Infatti non sei morto, e se il furbacchione di Rivarolo ha vinto la sua piccola scaramuccia (si è ammalato tra le due analisi), in ogni caso non è comparabile al caso di b.

Anonimo ha detto...

Le case produttrici si parano il culo???
Non è comparabile al caso B.????

Dunque: mi sbaglierò, ma in questa vicenda, non ho mai sentito fare, da nessun giornalista o presunto tale due semplici domande:

1) Agli anonimi di cui sopra, ai genetisti di parte che tengono così tanto ai soldi pubblici, ai colpevolisti da salotto e da social,... : "Ma se foste voi o vostro figlio, imputati di omicidio, con pena certa dell'ergastolo in caso di condanna, vi fidereste dei risultati dell'accusa, senza vederne lo svolgimento e senza nemmeno vedere i reperti? Accettereste che i risultati fossero stati ottenuti da "strumenti" scaduti, quando al giorno d'oggi viene certificata anche la carta igienica? Andreste sulla fiducia, dopo aver accertato in aula una serie di errori ed errorini, ammessi dai consulenti?"
E mi fermo qui per non parlare del video, della prova delle sferette fatta a Parma coi pargoli dei figli dei Ris...

E' facile rispondere affermativamente, tanto l'errore giudiziario capita sempre agli altri, come l'incidente stradale e il cancro...si, come no...!

paolo
-segue-

Anonimo ha detto...

2) Qualche giornalista o presunto tale, si è mai preso la briga, anche per semplice curiosità, di fare all'allora ministro degli interni, l'avvocato Alfano, la seguente domanda: "Ma lei, che è avvocato e conosce perfettamente procedure penali e diritti costituzionali, ed è pure membro del Governo, potere distinto da quello giudiziario, quando ha annunciato l'arresto dell'assassino di Yara, si è sbagliato, ha semplificato, era come tutti noi da anni in fervida attesa che la caccia a ignoto 1 nelle valli bergamasche portasse ad un risultato positivo e quindi si è fatto prendere la mano, rischiando, oltretutto di compromettere le indagini, oppure per quale altro motivo ha fatto quell'annuncio?

paolo

Bruno ha detto...

@Paolo, belle domande. Purtroppo non credo che Alfano adesso stia pensando a Bossetti che langue in carcere probabilmente innocente.

Vanna ha detto...

Gilberto mi piace il tuo racconto e condivido lo scritto degli altri.
L'anonimo continua a pararsi lui il c...o, è chiaro che nella vicenda lui c'entra, purtroppo un altro sta dentro.

Sono addolorata e ammutolita, se questa è la nostra maniera di condannare, era meglio la legge di Hammurabi " occhio per occhio, dente per dente", almeno in quel caso si sapeva chi era stato e la sua punizione era di monito.

Oggi invece: fatta la legge, all'interno della stessa si trova l'inganno.
Né la Legge né la punizione sono di monito.
L'unico monito che io leggo è: faccio ciò che voglio poiché conosco i meandri per uscirne.

Che senso ha trovare la " particella di Dio",
andare sulla Luna,
scoprire l'energia atomica,
coltivare geneticamente modificato...
avere microscopi sofisticatissimi e osservatori astronomici per frugare le galassie.
Per dire le prime cose che mi vengono in mente
Che senso ha se si è perduta la misura di tutte le cose.
Si giustifica tutto a favore della condanna.

Oltre questo non si può andare e se lo si fa si regredisce.
Poiché credo che ogni cosa che accade non accada a caso e che tutto ha un significato e tutto dovrà servire a riflettere, a non fare nuovi errori grossolani o raffinati che siano.
Ma dietro c'è il sistema, il potere che non torna indietro.

Sono straconvinta che lui sia innocente e che la nostra civiltà oramai non è più tale.

investigator113 ha detto...

Forse non è scaduto nulla. il DNA attribuito a Bosseti molto probabilmente non è quel DNA sconosciuto che si trova sul corpo di Yara che ancora non si sa di chi sia, come del resto i 2 DNA sui guanti di Yara pure quelli sconosciuti ancora. E'la nascita del DNA nucleare che non convince. Nato da un francobollo di un morto 10 anni prima,che poi a sentire gli inquirenti sono andati pure a trovarlo scoprendo la tomba, prendendo un pezzo dei resti per il confronto e a sentir loro combacia perfettamente. Ma dopo 10 anni non ci si trova solo difronte al DNA mitocondriale e pare che non sia di Bossetti? Forse sono io non riesco a capire questo fantomatico DNA, ma mi pare tanto un imbroglio. Insomma a prescindere, Bossetti va incastrato in qualche modo e chiudiamo il caso.

Anonimo ha detto...

Ok, ci sto, incastriamo b. nato per tramite di una mignotta e un fetentone.

Anonimo ha detto...

Intervistato dal quotidiano Libero Gianluigi Nuzzi commenta così il contenuto della puntata:

"Sarà una maratona di giustizia. Che in Italia è troppe volte emotiva. E la conseguenza sono sentenze rase al suolo in Cassazione quando non addirittura dalla Corte Europea. Il che è umiliante per ill nostro Paese, troppo spesso sanzionato sul suo tallone d'Achille. Spero che il tribunale conceda una super perizia. In uno Stato di diritto, un ulteriore accertamento si dovrebbe fare".

...Se lo dice pure Nuzzi ...

Anonimo ha detto...

Se no non hanno più argomenti per la trasmissione.

Anonimo ha detto...

Non la avrà la super perizia.
E spero tanto, che tu Nuzzi, crepi.

Anonimo ha detto...

Anzi no, troppo comodo, devi penare di più.
Dovrebbero farti una super perizia psichiatrica, balordo.
Cacare sangue mi sembra un auspicio più duro ma giusto.

Anonimo ha detto...

Scherzo eh, non mi querelare, mi fa schifo il tuo programma, prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

magica ha detto...

anonimo sei un MALEDETTO SCHIFOSO!!

Ivana ha detto...

Per Gilberto

Riguardo al “metodo scientifico”, io, molto semplicemente, sono d’accordo con Richard Roberts vincitore, nel 1993, del premio Nobel per la medicina, il quale ha detto, durante un’intervista, che il metodo che gli scienziati dovrebbero seguire è quello di riuscire “a farsi capire dalle nonne” (quindi, credo che R. Roberts ritenga determinanti, per gli scienziati, la massima chiarezza e la massima trasparenza nell’esporre la metodologia che ha condotto loro a determinati risultati).
Riguardo a Galileo Galilei, lo apprezzo molto anch’io, ma lo guardo sotto un altro aspetto; condivido, cioè, la posizione di Giulio Giorello in quanto anch’io ritengo Galileo colui che è riuscito a incarnare lo spirito di quella interrelazione positiva tra il mondo della filosofia naturale e il mondo della tecnica.
Mentre Archimede sembra incarnare lo scienziato che, da un lato, cerca la verità per il puro piacere di conoscerla, ma dall’altro è anche lo “scienziato” capace di servirsi, a scopi bellici, dello strumento da lui stesso realizzato, Galileo, invece, ha saputo coniugare bene l’amore per la verità con l’impegno a cambiare positivamente il mondo.
Galileo non teme la tecnica, anzi ritiene i congegni da lui costruiti utili per poter potenziare le capacità osservative e manuali dell’essere umano.
Per lui il filosofo deve sporcarsi le mani imparando dal tecnico e il tecnico, a sua volta, deve ricevere, da parte del filosofo, una comprensione più profonda della natura perché in tale comprensione risiede la chiave per costruire macchine che abbiano quel successo rivolto al bene dell’umanità.

Anonimo ha detto...

Sticazzi, un altro finocchio.

Bruno ha detto...

@Magica lascialo perdere, non vale la pena prendertela.

Maria ha detto...

Ergastolo.
Nulla da dire.

Ismaele ha detto...

Credo che qui siamo di fronte ad un caso di metagiustizia, che non e' affrontabile da persone che non siano degli specialisti di giurisprudenza. La ricostruzione della PM ci puo' sembrare incoerente, eppure bisogna riconoscere che il suo lavoro ha messo il giudice di primo grado di emettere una sentenza "blindata", tale da non poter essere messa in discussione in secondo grado, tale da mettere in grado il giudice di rigettare la richiesta di perizia (unica occasione in cui la difesa avrebbe avuto accesso ai reperti). Deve trattarsi di tecnicismi per gli addetti ai lavori, che non sono alla portata di tutti. Con tanta attenzione a questi dettagli, e' prevedibile che la cassazione non potra' far altro che confermare. Purtroppo, comunque la si pensi sul caso specifico, siamo di fronte ad un sistema giustizia che e' sempre meno comprensibile dai cittadini, quale che sia la loro intelligenza ed istruzione (a meno che non siano magistrati).

Anonimo ha detto...

"Giustizia è stata fatta"

Luca Cheli ha detto...

No, non c'è nessuna Giustizia né metagiustizia in un sistema formalistico basato su tecnicismi.

La Giustizia è un'altra cosa ed è ora di capire che non ci si può limitare a lasciarla acriticamente in mano a giudici e tribunali.

Non conoscono la Giustizia più di ognuno di noi, semplicemente conoscono la procedura, il tecnicismo, ma quelli sono convenzioni e si possono sempre cambiare.

Anche radicalmente.

Vanna ha detto...

Anonimo ha detto...
"Giustizia è stata fatta"

Dal Cielo Dio è sceso a parlare con noi!
Volando è in stato di grazia perché comunica con l'Eterno!



Ivana ha detto...

Luca, hai scritto: Non conoscono la Giustizia più di ognuno di noi, semplicemente conoscono la procedura, il tecnicismo, ma quelli sono convenzioni e si possono sempre cambiare.

Io credo che, di certo, abbiano più “informazioni” rispetto a noi, cioè abbiano la possibilità di leggere e di studiare tutti gli Atti del processo (comprendenti ricchi e pesanti faldoni) giungendo a una conoscenza completa delle carte processuali, conoscenza che noi non possiamo avere.
Sono d’accordo, invece, sulla possibilità che le “convenzioni” possano cambiare adeguandosi alle innovazioni investigative. Ritengo che il caso Bossetti potrebbe riuscire, almeno, a convincere il legislatore che, considerata la decisività di un’indagine scientifica, sia necessaria e indispensabile la nomina di un consulente pro ignoto, affinché sia effettivamente garantito il diritto alla difesa del futuro imputato.

Anonimo ha detto...

"Giustizia è stata fatta", ma già lo sai, sono parole di Enrico Pelillo, un legale di parte civile.
Che dire, grandissimi.

Vanna ha detto...

i "grandissimi" che osanni:
forse sono genitori,
forse sono figli,
forse sono in grado di provvedere al pane e companatico per la famiglia,
forse sanno cosa si è voluto coprire per forza
anzi credo che quel "forse" è solo un eufemismo
anche altri lo sanno che quel dna non è sicuro
ma sempre eufemismo è.

La condanna per loro con quel dna è l' eufemismo per dire giustizia.
i "grandissimi" dovrebbero essere ridimensionati aggiungendo "issimi" a inutili.

Che senso ha accusare MGB di aver caricato una minorenne su un autocarro che non ha fatto chiasso, c'è salita da sola lungo una strada trafficata e nessuno l'ha vista, nessuno sapeva che lo conosceva, neanche la famiglia.


magica ha detto...

almeno si avesse , se non la convinzione,o almeno il sospetto che BOSSETTI sia l'artefice del fatto . MA bisognerebbe essere creduloni e sospettosi , o cattivi pensatori, traditori della patria . pieni di astio e credo CORNUTAZZI ALLA GRANDE . SI POTREBBE PENSARE A bossetti colpevole . nonostante gli indizi non siano indizi , ma ,furbizie messe in atto per far piacere ad una famiglia d'aver trovato un colpevole oppure considerare che tutto è costato , percio' bisogna far quadrare la spesa : con la soluzione di un caso
STARESSIMO TRANQUILLI E FIDUCIOSI NELLA GIUSTIZIA ,
INVECE SIAMO INCAZZATI NERI

MAGICA ha detto...

IL VERBO CONDIZIONALE CORRETTO .. LO SO CHE è " STAREMMO ".
HO SCRITTO "STARESSIMO" IN MODO SARCASTICO ,OK??

Anonimo ha detto...

MAGICA, magica non ti porre problemi.
E' chiaro che per me b. è l'artefice del delitto.
Penso di non essere un cornutazzo perchè credo devono fare quadrare la spesa quelli che stanno a magnare (pool di avvocati) a spese della c.
Ma non me ne frega più una ciolla.
Ormai i giochi sono fatti.