sabato 4 novembre 2017

Esattamente due anni fa Michele Buoninconti lesse una sua lettera al giudice che poi lo giudicò colpevole


Sotto la lettera chiara e razionale di Michele Buoninconti. In pratica disse al giudice: "Se ci sono prove condannami, ma se non ci sono, e non ci sono, non metterti nella condizione di avere la coscienza sporca..."

La lettera:

“Signor Giudice, io, Michele Buoninconti, nato a Sant’Egidio del Monte Albino il 28 luglio 1969, vedovo a causa di una tragica fatalità e padre di quattro figli sono la vittima di un errore giudiziario. Mia moglie, Elena Ceste, si è allontanata da casa nuda durante una crisi psicotica il 24 gennaio 2014 ed i suoi resti sono stati ritrovati il 18 ottobre dello stesso anno a poche centinaia di metri da casa nostra, nel letto del Rio Mersa. Già all’indomani della scomparsa di Elena i carabinieri della stazione di Costigliole mi si rivolsero chiamandomi Misseri e Parolisi. Signor Giudice, nulla mi accomuna a questi due signori e non credo che lei possa biasimarmi per le parole di disistima rivolte ai carabinieri dopo che gli stessi si erano permessi di darmi dell’assassino in un momento così disgraziato della mia vita.

Questi stessi carabinieri sono stati la causa prima dell’errore giudiziario, il luogotenente Giuseppe Toledo, il maresciallo capo Michele Sarcinelli ed il carabiniere scelto Stefano Trinchero disconoscendo la psichiatria non hanno creduto alle mie parole, alle parole di uomo disperato alla ricerca di sua moglie, si sono convinti, a torto, che Elena non potesse essersi denudata ed allontanata da casa con le sue gambe in preda ad una crisi psicotica. Non solo la mia consulente, ma ben prima i consulenti dell’accusa hanno concluso che mia moglie era psicotica ed allora perché attribuirmi la sua morte? Elena non era mai stata sottoposta a terapia farmacologica in quanto nessuno di coloro che l’aveva avvicinata nei mesi di ottobre e novembre 2013 aveva riconosciuto in lei i sintomi della psicosi. Signor Giudice, non si guarisce dalla psicosi senza una terapia specifica.

All’indomani dei risultati dell’autopsia sui resti di mia moglie sono stato arrestato e da allora mi trovo in carcere, perché? Le ricordo che mi è stato perfino impedito di assistere ai funerali di mia moglie con i miei figli, non lo trova imperdonabile? Riguardo alla causa della morte, i medici legali non sono giunti a determinarla ed hanno escluso la maggior parte delle cause di morte violenta ed allora le chiedo ancora perché io sono stato arrestato e mi trovo qui davanti a lei? Al momento del ritrovamento dei resti di mia moglie non ho nominato un consulente medico legale perché non avevo nulla da temere non avendola uccisa, ma la procura di Asti evidentemente non è quella di Aosta e cercava, a tutti i costi, un responsabile in carne ed ossa. Perché cercare dai medici legali una risposta precisa se gli stessi non sono stati in grado di darla analizzando i soli resti della povera Elena quando attraverso l’analisi delle risultanze delle indagini si poteva giungere facilmente alla causa della morte di mia moglie? L’ipotesi dei medici legali dell’accusa rimane limitata all’analisi dei resti di Elena mentre le indagini allargano la prospettiva, permettono di escludere l’omicidio ed accreditano la tragica casualità. Signor Giudice, se i medici legali avessero avuto certezza dell’asfissia, secondo lei, non avrebbero scritto: Causa della morte: omicidio per asfissia? O mi sbaglio? Signor Giudice, io mi trovo davanti a lei senza un motivo vero, non c’è alcuna certezza che mia moglie sia stata uccisa e la procura non può provarlo, né ora, né mai, semplicemente perché non è accaduto.

Ma davvero lei crede che sia possibile che io con una mano abbia serrato gli orifizi di mia moglie (come sostenuto dal pubblico ministero Laura Deodato nella sua requisitoria) per sei lunghissimi minuti, un tempo interminabile, senza che lei si difendesse, senza che lei provasse a togliermi la mano, senza che mi mordesse o mi graffiasse, allungando così inesorabilmente i tempi del presunto omicidio? Lei è a conoscenza che questa modalità omicidiaria, che si chiama soffocazione diretta, si vede raramente negli omicidi di soggetti adulti sani in quanto è difficile mantenere la compressione degli orifizi aerei nell’individuo che si difende vigorosamente, così come si legge nel libro di Medicina Legale di Clemente Puccini, tanto amato dai medici legali dell’accusa, i quali però hanno accusato la mia consulente di non dire il vero quando la stessa durante l’udienza l’ha citato riguardo a questo tipo di soffocazione?

Elena delirava e sentiva le voci quella notte e si picchiava in testa, non me lo sono inventato, questa crisi psicotica si ascrive perfettamente nel quadro dei suoi disturbi precedenti, quei disturbi di ottobre e novembre, li chiami crisi psicotica come l’accusa o pensieri ossessivi persecutori come la consulente della difesa. Quella mattina con i miei figli ho lasciato Elena a casa verso le 8.10 e, circa 35 minuti dopo, Elena non c’era più e la casa era nelle stesse condizioni in cui l’avevo lasciata, nonostante Elena fosse rimasta per fare le faccende domestiche. Secondo lei mia moglie rimase in casa 35 minuti senza fare niente o si allontanò subito dopo che la vide la signora Riccio in cortile, come vuole la logica? Se Elena fosse rimasta in casa, avrebbe rifatto tutti i letti e sistemato la cucina, di sicuro non avrebbe perso tempo, sapendo che avrebbe dovuto sistemare la casa, recarsi dal dottore e preparare il pranzo per sei persone. Elena non stava bene, per questo non accompagnò i bambini a scuola quella mattina, per questo saremmo dovuti andare dal dottore e per questo si allontanò. Elena era vestita di tutto punto con abiti che profumavano di pulito ed era solita farsi la doccia alla sera. Quella mattina, Signor Giudice, Elena non si fece la doccia, non la trovai nuda e non la uccisi, è un’accusa falsa ed infamante e priva di fondamento.

Ci vogliono le prove per condannare un uomo, e la procura non le ha perché non esistono, non si può trasformare a piacimento un innocente in un colpevole, tra l’altro, di un omicidio che non c’è stato.

Vede Signor Giudice, sono riuscito a sopravvivere all’ingiustizia grazie alla forza della verità, una verità che nessuno potrà mai togliermi, nessuno potrà mai modificare i fatti di quella mattina che saranno uguali a se stessi in eterno essendo già accaduti.

Il 24 gennaio 2014 non ho ucciso la madre dei miei figli e non ho occultato il suo corpo. Quella mattina, dopo essere tornato a casa ed aver cercato Elena in cortile e dentro l’abitazione, ho chiamato la vicina Marilena Ceste e poco dopo l’altro vicino Aldo Rava, dopo la telefonata senza risposta ai Rava mi sono recato da loro, saranno state più o meno le 9.00, mi ha visto Marilena Ceste dalla finestra mentre beveva il caffè, ha pensato che parlassi con Aldo Rava, invece in quell’occasione Aldo non ha udito il citofono, così come non aveva sentito il telefono, ma i citofoni non hanno memoria, non si possono richiederne i tabulati!

Signor Giudice, non vorrei ridurmi a dire quello che mi accingo a dire ma vi sono costretto: non c’è assolutamente nulla che provi questo presunto osceno occultamento, non sono stati trovati segni del trasporto di un cadavere in auto, né alcun segno su di me prodotto dai rovi o macchie di fango sui miei vestiti o fango sulle mie scarpe, nonostante io sia stato accusato di aver occultato un corpo sotto il fango in una zona abitata dai rovi. E poi, non le pare impossibile che io abbia potuto, come sostiene l’accusa, aver occultato un corpo in quel modo in soli due minuti? Nessuno occultò il cadavere di Elena, mia moglie si nascose in quel rio con tutta probabilità entrando a monte del tubo di cemento per raggiungerlo, Elena era stanca, non aveva dormito ed aveva passato la notte a delirare, una volta sentitasi al sicuro si addormentò, lo stato soporoso ed il coma subentrarono al sonno a causa dell’ipotermia e la portarono a morte. Signor Giudice, la presenza dell’acqua in quel rio favorì l’assideramento, particolare che mi sembra sia sfuggito ai tre medici legali in aula lo scorso 22 luglio!

Signor Giudice, come avrà avuto modo di leggere sulle carte, io non avevo alcun motivo di uccidere mia moglie. Un presunto motivo se lo sono inventato i miei accusatori ma non l’hanno provato, il loro libero convincimento non ha alcun fondamento, l’accusa si è inventata una crisi matrimoniale che non c’è mai stata, non ho mai avuto una discussione con Elena, né mia moglie si è mai lamentata di me con nessuno, né ha mai parlato con me o con altri di divorzio, non ero a conoscenza dei suoi presunti tradimenti, mia moglie era malata, si sono approfittati di lei e nonostante in molti avessero compreso il suo disagio nessuno dei suoi confidenti me lo ha mai comunicato. Elena, a me, fino al pomeriggio del 23 gennaio ha tenute nascoste le sue paure.

Come è possibile che nella richiesta di applicazione della misura cautelare a pag. 131 la dottoressa Deodato concordi con me sul fatto che il contenuto dei messaggi inviati da Silipo a mia moglie fosse innocuo ed al contempo li consideri il movente di un omicidio? Non è anche per lei l’ennesima offesa al buon senso? Io quei messaggi non li lessi il giorno 21 e non mi fecero alcun effetto il giorno 23 quando mia moglie me li fece leggere. Come sostiene anche la Deodato, sempre a pag. 131 dello stesso documento, Elena non rispose a quei messaggi ed appariva semplicemente il bersaglio di attenzioni non gradite, null’altro.

La mia vita è ormai un libro aperto e non c’è nulla di cui io non vada orgoglioso, ho solo il rimorso di non aver capito l’entità del disagio psichico di mia moglie quella notte e di non aver chiamato un medico. Non ho creduto ai suoi tradimenti ed ho ancora difficoltà a crederci, ritengo che Elena abbia piuttosto frequentato soggetti che si sono approfittati di lei in un momento di debolezza e quando si sono accorti delle sue difficoltà hanno taciuto. Ha taciuto anche don Roberto che non mi ha voluto riferire che cosa gli avesse confidato Elena, a me, suo marito, ma lo stesso Don Roberto non ha avuto remore a rilasciare interviste televisive dove si è aperto invece con i giornalisti e ciò mi ha profondamente addolorato.

Mi si accusa di depistaggi e di aver premeditato tutto in quanto conosco le tecniche di ricerca. Davvero lei può credere che io avrei potuto prevedere che i cani dei gruppi cinofili non avrebbero trovato mia moglie a due passi da casa nostra? Crede davvero che io fingessi di cercare Elena in auto a velocità moderata con il finestrino abbassato sulla strada da Govone o crede forse semplicemente che la cercassi come vuole la logica? Crede davvero che se avessi ucciso mia moglie avrei perso tempo al telefono ed avrei chiamato i vicini prima di occultarne il corpo a poche centinaia di metri da casa? Niente di ciò che sostiene l’accusa è sorretto dalla logica, non chiamai i vicini per preordinarmi una linea difensiva, li chiamai semplicemente perché non trovavo mia moglie. Se avessi ucciso Elena e subito dopo avessi chiamato la vicina, chi mi avrebbe garantito che Marilena Ceste dopo la mia telefonata delle 8.55.04 non sarebbe uscita a cercarla verso l’area del Rio Mersa dove secondo la procura io nascosi il suo corpo? Perché, se l’avessi uccisa, avrei dovuto avere fretta di denunciare la scomparsa di Elena ai vicini, ai suoi familiari ed ai carabinieri? Crede davvero che sia possibile che un assassino al suo primo omicidio uccida e nel giro di pochi secondi sia pronto ad occultare il corpo della sua vittima e che in quel frangente chiami i vicini? Solo io trovo la ricostruzione della procura illogica o anche lei? Crede che io abbia un ruolo in ciò che ha riferito mio figlio Giovanni, o che la madre invece gli prospettò una fuga poco prima che lo accompagnassi a scuola e che Elena purtroppo già premeditasse di scappare?

Mi sono chiesto, rileggendo per l’ennesima volta l’ordinanza del Giudice Marson, poi l’ordinanza dei tre Giudici del riesame ed infine la richiesta di giudizio immediato dello stesso Giudice Marson, come sia possibile che se il Giudice Marson ha ritenuto nell’ordinanza la premeditazione fondante, dopo che è stata esclusa con vigore dai giudici del riesame, smontando così in gran parte il castello accusatorio, il suddetto Giudice abbia richiesto, nonostante tutto, il mio rinvio a giudizio? Signor Giudice, la verità è che io sono stato rinviato a giudizio perché nessuno si è spiegato diversamente la morte di mia moglie se non per mano mia, ma ora che esiste una spiegazione alternativa logica e plausibile, cui tra l’altro si confanno tutte le risultanze investigative perché sono ancora in carcere? Perché sono stato costretto a raggiungere quest’aula ammanettato? La prego, me lo spieghi lei!

Come è possibile Signor Giudice che nell’ordinanza del Giudice Marson si descriva il luogo in cui sono stati ritrovati i resti di Elena come impraticabile, inaccessibile, impervio e difficilmente raggiungibile, e questo alle pagine 15 e 17, ed invece solo alla pagina 29 della stessa ordinanza il luogo sia descritto come agevole per un’attività di occultamento? Come possono variare così drasticamente le condizioni dei luoghi agli occhi dello stesso Giudice nella stessa ordinanza? Impervie per nascondervisi ma agevoli per occultare. Non è indubbio, anche secondo lei, che quali che fossero le condizioni del Rio Mersa, il letto del rio sarebbero stato sempre più facile da raggiungere da parte di un singolo nell’atto di nascondersi piuttosto che da parte di un soggetto intento ad occultare un ingombrante cadavere?

Ed ancora all’indomani del ritrovamento dei resti della povera Elena sono stato accusato di non aver rivelato di essere stato in quel luogo quella mattina. Ho cercato mia moglie dappertutto, non avrebbe avuto senso fare un elenco dettagliato dei luoghi battuti. Sono stato anche accusato di aver rivelato di essere stato lì per un preciso motivo, ma come lei ben sa non ho mai avuto alcun motivo di giustificare a nessuno la mia presenza nei pressi del Rio Mersa, non esiste, Signor Giudice, una fatidica ‘pregressa mancata rivelazione’, sono rimasto semplicemente basito nel momento in cui ho saputo che avevano ritrovato i resti di Elena in un luogo dove l’avevo cercata. E’ capitato a tutti di dire parole simili alle mie dopo aver ritrovato un oggetto smarrito in un luogo dove lo si era già cercato. Per me, Signor Giudice, è stato un enorme dolore apprendere di essere stato vicino a trovare Elena quella mattina e di non essere riuscito a salvarla e sarà per sempre il mio cruccio.

Signor Giudice, sono stato sottoposto in carcere ad una perizia psichiatrica. Come è possibile che in un paese libero come il nostro un innocente venga sottoposto a questa umiliazione? Allo psichiatra che mi ha analizzato, al dottor Pirfo, contro ogni protocollo di tutela di un sospettato e poi di un indagato, la dott.ssa Deodato ha fornito gli atti dell’accusa prima che mi incontrasse, le testimonianze, l’ordinanza e, ahinoi, pure le annotazioni dei carabinieri di Costigliole. Come può il giudizio del dottor Pirfo dopo tali letture essere stato scevro da pregiudizi? Egli ha letto tra l’altro solo gli atti dell’accusa, non essendo ancora disponibile la perizia criminologica della difesa, il dottor Pirfo si è fatto così involontariamente un’idea preconcetta dei fatti occorsi il 24 gennaio 2014. La sua disposizione nei miei confronti era viziata, non libera da pregiudizi come avrebbe dovuto essere e le conclusioni della sua consulenza proprio per questo motivo non hanno alcun valore scientifico. Egli ha redatto semplicemente una consulenza ‘di parte’, nel senso dispregiativo del termine. Lei sa che quattro relazioni, tra l’altro riportate nella consulenza dello stesso dottor Pirfo, sul giudizio di idoneità al servizio personale di ruolo di vigile del fuoco, redatte nel 2002, 2006 e nel 2009 concludevano che il mio sistema neuropsichico era integro, mentre nell’ultima relazione redatta in data 30 luglio 2013, sei mesi prima della scomparsa di Elena, dal comando provinciale dei vigili del fuoco di Cuneo si legge: ‘… dai contenuti riferiti e dall’osservazione diretta della persona non si rilevano segni evidenti di psicopatologie in atto. Dagli stessi contenuti non si rilevano segni evidenti di deficit e disagi psicologici in atto’ . Non vi è quindi all’anamnesi, un’anamnesi che copre più di dieci anni e tutta riferibile all’età adulta, nulla che supporti assolutamente le conclusioni del dottor Pirfo, quanto piuttosto il contrario.

Vede, il disturbo che mi è stato diagnosticato dal dottor Pirfo è un disturbo di personalità ed ogni disturbo di personalità è un modello inflessibile e pervasivo di personalità che affligge un soggetto nell’età adulta in modo permanente, quindi tale disturbo avrebbero dovuto già diagnosticarmelo nel corso degli esami neuropsichici cui mi hanno sottoposto i vigili del fuoco in precedenza. Signor Giudice, non crede anche lei che qualcuno si sbagli? Non si sbaglia la procura a pensare che Elena fosse guarita pur senza fare alcuna terapia e che io mi sia invece improvvisamente ammalato di un disturbo di personalità che rende coloro i quali ne sono affetti capaci di uccidere?

Sono stanco Signor Giudice di lottare contro le ingiuste accuse che mi sono mosse, sono più di 9 mesi che mi trovo in carcere accusato di un infamante omicidio che non ho commesso, le chiedo di porre fine a questo strazio per i miei figli, per me e per Elena che non avrà pace finché tutta la verità non verrà fuori. Signor Giudice, sono stato privato senza motivo della libertà e sottoposto ad impensabili umiliazioni. Lei crede che coloro che mi hanno condotto qui, di fronte a lei, ignorando la verità e qualsiasi giustizia saranno mai in grado, una volta che sarò fuori, di ridarmi la mia vita passata? Come potrò Signor Giudice, dopo la distruzione che i responsabili di questo errore giudiziario hanno aggiunto al dolore per la perdita della loro madre, ricostruire il rapporto con i miei figli ormai violato per sempre dalle calunnie e dal sospetto? E’ con profondo rispetto che glielo chiedo: Non si renda complice, Signor Giudice, di questo errore giudiziario, sia il primo rappresentante di questo sistema, che garantista non è, a guardare i fatti dalla giusta prospettiva, non aggiunga dolore al dolore, non rallenti l’esplosione della verità e della giustizia, non permetta che un solo giorno in più di carcere scontato da un innocente pesi sulla sua coscienza, mi faccia tornare a crescere i miei figli, ne ho il diritto”.

“Dal libro del profeta Daniele:
In quei giorni, abitava a Babilonia un uomo chiamato Ioakìm, il quale aveva sposato una donna chiamata Susanna, figlia di Chelkìa, di rara bellezza e timorata di Dio. I suoi genitori, che erano giusti, avevano educato la figlia secondo la legge di Mosè. Ioakìm era molto ricco e possedeva un giardino vicino a casa, ed essendo stimato più di ogni altro, i Giudei andavano da lui. In quell’anno erano stati eletti giudici del popolo due anziani; erano di quelli di cui il Signore ha detto: «L’iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e di giudici, che solo in apparenza sono guide del popolo». Questi frequentavano la casa di Ioakìm, e tutti quelli che avevano qualche lite da risolvere si recavano da loro. Quando il popolo, verso il mezzogiorno, se ne andava, Susanna era solita recarsi a passeggiare nel giardino del marito. I due anziani, che ogni giorno la vedevano andare a passeggiare, furono presi da un’ardente passione per lei: persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi. Mentre aspettavano l’occasione favorevole, Susanna entrò, come al solito, con due sole ancelle, nel giardino per fare il bagno, poiché faceva caldo. Non c’era nessun altro al di fuori dei due anziani, nascosti a spiarla. Susanna disse alle ancelle: «Portatemi l’unguento e i profumi, poi chiudete la porta, perché voglio fare il bagno». Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì. I servi di casa, all’udire tale rumore in giardino, si precipitarono dalla porta laterale per vedere che cosa le stava accadendo. Quando gli anziani ebbero fatto il loro racconto, i servi si sentirono molto confusi, perché mai era stata detta una simile cosa di Susanna. Il giorno dopo, quando il popolo si radunò nella casa di Ioakìm, suo marito, andarono là anche i due anziani, pieni di perverse intenzioni, per condannare a morte Susanna. Rivolti al popolo dissero: «Si faccia venire Susanna, figlia di Chelkìa, moglie di Ioakìm». Mandarono a chiamarla ed ella venne con i genitori, i figli e tutti i suoi parenti. Tutti i suoi familiari e amici piangevano. I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa. Ella piangendo alzò gli occhi al cielo, con il cuore pieno di fiducia nel Signore. Gli anziani dissero: «Mentre noi stavamo passeggiando soli nel giardino, è venuta con due ancelle, ha chiuso le porte del giardino e poi ha licenziato le ancelle. Quindi è entrato da lei un giovane, che era nascosto, e si è unito a lei. Noi, che eravamo in un angolo del giardino, vedendo quella iniquità ci siamo precipitati su di loro. Li abbiamo sorpresi insieme, ma non abbiamo potuto prendere il giovane perché, più forte di noi, ha aperto la porta ed è fuggito. Abbiamo preso lei e le abbiamo domandato chi era quel giovane, ma lei non ce l’ha voluto dire. Di questo noi siamo testimoni». La moltitudine prestò loro fede, poiché erano anziani e giudici del popolo, e la condannò a morte. Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E il Signore ascoltò la sua voce.

Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: «Io sono innocente del sangue di lei!». Tutti si voltarono verso di lui dicendo: «Che cosa vuoi dire con queste tue parole?». Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: «Siete così stolti, o figli d’Israele? Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare né appurare la verità! Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei». Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: «Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell’anzianità». Daniele esclamò: «Separàteli bene l’uno dall’altro e io li giudicherò». Separàti che furono, Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentìsco». Disse Daniele: «In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Già l’angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due».

Allontanato questi, fece venire l’altro e gli disse: «Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità. Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?». Rispose: «Sotto un léccio». Disse Daniele: «In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l’angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire».

Allora tutta l’assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva coloro che sperano in lui. Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro bocca di avere deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che avevano tramato contro il prossimo e, applicando la legge di Mosè, li fece morire. In quel giorno fu salvato il sangue innocente”.


35 commenti:

gugly ha detto...

Buoninconti si è rovinato con le dichiarazioni pubbliche,tutti dovrebbero prendere esempio dal comportamento processuale ed extraprocessuale di Antonio Logli.

Giacomo ha detto...

Ma che razza di commento è quello di gugly?
Secondo lei, Buoninconti ha ucciso la moglie oppure no?
E che ne pensa della lettera?

Io resto convinto che Elena Ceste è morta per una disgrazia (di proposito ho usato l'indicativo "è" e non il congiuntivo "sia").

Il mese successivo alla scomparsa della Ceste, scomparve ad Aosta una giovane donna, madre di un bambino di pochi mesi. Per fortuna del marito, dopo "solo" un mese il suo corpo fu ritrovato semisommerso sulle rive di un fiume poco lontano da casa. Le indagini conclusero che si era trattato di una disgrazia, in seguito ad un allontanamento volontario, e il caso fu chiuso.

Saluti a tutti.

Giacomo

gugly ha detto...

Mi fa piacere che venga ricordato il caso della donna scomparsa ad Aosta e ritrovata non lontano da casa;anche lì furono fatte ricerche e usati cani molecolari...Buoninconti colpevole o innocente? Come ha detto anche Picozzi è stato il miglior nemico di sé stesso.

Chiara ha detto...

Finalmente! Il caso emblema come nessun altro, di condanna resa al di fuori di ogni minima ragionevolezza giuridica, uno scempio! È nessuno ne accena(va), tutti presi a stracciarsi le vesti inopinatamente per quello raggiunto da prove, un paradosso incredibile. Sono lietissima, Massimo, che tu abbia sollevato questo velo!

gugly ha detto...

Infatti:se si sta facendo tanto casino per Bossetti per coerenza per Buoninconti si dovrebbero fare le rivolte di piazza visto che non c'è dna e dinamica e movente sono stati ricostruiti a posteriori,per non parlare del resto.

PINO ha detto...

Come ha detto anche Picozzi è stato il miglior nemico di sé stesso.
Condivido pienamente il parere di Picozzi, senza stare a ripetere noiosamente il perchè: lo si può trovare facilmente nei miei interventi sul caso, effettuati a suo tempo.

gugly ha detto...

Ciao Pino :)
Non dimentichiamo la consulente che a processo su domande del giudice ha ammesso di avere competenze generiche e di essersi convinta dell'innocenza dell' assistito guardandolo in televisione! Purtroppo anche questo conta se non hai elementi a discarico di ferro.

V anna ha detto...

Il comportamento di Logli è esecrabile fin da quando ha iniziato la tresca con la fanciulla.
Quello di Buoninconti anche, fin da quando ha messo agli "arresti domiciliari" la moglie a custodire figli, polli e orto. Le uniche uscite erano per andare in chiesa e per fare la spesa.

Per il mio personale parere sono colpevoli ambedue.
Il furbo Logli è un condannato in casa, il più ruspante Buoninconti è condannato fuori casa.
Gli strani misteri della macchina giudiziaria motivati dai liberi convincimenti.

gugly ha detto...

Colpevoli? Senza dinamica,Senza corpo,senza movente,Senza dna? Confermata in pieno la mia ipotesi che i colpevoli vengono designati per simpatia e non in base alla valutazione oggettiva e distaccata degli elementi.

Vanna ha detto...

Ma quale simpatia!
Basta giudizi!
I comportamenti parlano da soli!
La dinamica di chi?
La tua valutazione "oggettiva" è soggettivissima esattamente come la mia.
Tu ti tieni la tua e io la mia.
Punto.

gugly ha detto...

C'è un collegamento diretto e dimostrato tra relazioni extraconiugali ed eventi morte della vittima (peraltro presunta, sia la Ragusa che la Ceste potrebbero essere morte per disgrazia)? Vanna,stai facendo lo stesso percorso logico che rimproveri agli inquirenti di altri casi.
Può darsi che Buoninconti sia colpevole del reato contestato,certo è che è stato condannato con dati a dir poco labili, non conosciamo nemmeno l'ipotizzata azione omicidiaria.
Aspetta che mi ricordo qualcuno che dice "che non si può condannare senza prove certe, senza movente e senza dinamica". Ricordo male?

PINO ha detto...

VANNA
Questa volta sono io che condivido la tua opinione rispetto al caso Buoninconti., e non certo per simpatia.
Il suo atteggiamento nei confronti dei giornalisti, i suoi inutili ed inspiegati lunghi giri in auto, nella finta ricerca della moglie, e tutta una campionatura di carnevaleschi depistaggi, lo hanno fatto condannare,
E mi fermo qui, perchè, come ho già accennato, mi annoierebbe troppo stare a ripetere il contenuto delle numerose pagine scritte all'epoca dei fatti.
Logli sarà destinato a fargli degna compagnia dietro le sbarre, anche se ancora libero di strofinarsi sotto le lenzuola con ...la "fanciulla" del cuore.
Ciao.

Vanna ha detto...

Ciao Pino, quasi sempre siamo in sintonia (a parte la paternità guerinoniana).
Serena serata.

Dudu' ha detto...

Eppure ragazzi,
Buoninconti sarà quel sarà, eccentrico e fuori dagli schemi, ma per quel poco che ho seguito, mi lascia tante perplessità.
Ho perso una persona molto cara causa schizofrenia.
Ancora oggi, dopo tanto che non c'é piú, le persone mi chiedono cos'é successo, non ci credono. Le frasi sono sempre le stesse: non ho mai notato niente di strano; secondo me era solo un pò depresso; non sembrava malato;secondo me non aveva nulla...
É , la schizofrenia, una malattia subdola,il soggetto che ne soffre é inconsapevole, vive nel mondo delle voci ma lo nasconde, é terrorrizzato da esse che lo incitano al suicidio nei momenti di crisi.
Sintetizzo, ma la possibilità che Elena Ceste abbia avuto una crisi l'ho sempre ritenuto possibile.
I vestiti lasciati nei pressi del cancello potrebbero indicare lei stesse scappando dalle voci,sia andata nascondersi perché le voci giudicano, ti fanno vedere nemici dove non ci sonole tanto altro di terribile.
Picozzi lo trovo troppo alleato alle procure.
Ha ragione dire che Michele si espose troppo, ma questo non fà di lui un assassino.
Penso che molti comportamenti di sua moglie li ha capiti molto tardi, come é successo a me , solo dopo che mi rivolsi a piú psichiatri capii i comportamenti che prima ritenevo insoliti; ma cosa succede mi dicevo, non é da lui..
Ad ogni modo, tornando a noi, rimango dell'opinione che ogni mezzo debba essere usato per accertare la verità. Non si può , a chiacchere, come fà Picozzi, insinuare siano assassini.
Tanto piú se i fatti dimostrano che manco il tempo c'era per uccidere.
Il pregiudizio é un mostro.
La lettera che ho letto attentamente, é quanto di piú sensato che ho letto in questi ultimi tempi.
Ciao Dudú.


Dudu' ha detto...
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Ivana ha detto...

Riguardo al caso Logli, e soprattutto al caso Buoninconti, non riesco a escludere l’ipotesi di un eventuale suicidio della moglie. In particolare, per il secondo, il dimagrimento della donna e determinate dichiarazioni della sua maestra di uncinetto mi avevano da subito fatto riflettere, appunto, sull’ipotesi di un probabile gesto di incontenibile disperazione.
Inoltre, a me appaiono decisamente non sufficienti due soli minuti (e lo avevo già ribadito sotto un altro articolo) per occultare bene un cadavere in una zona tanto impervia per la presenza di fango e di rovi.

Giacomo ha detto...

Un'altra considerazione.

Se si fosse accettata la ragionevole ipotesi di una disgrazia occorsa alla mamma, i quattro bambini sarebbero cresciuti come orfani di madre, con sentimenti di tristezza e rimpianto, ma si sarebbero consolati pensando che il destino aveva lasciato loro un ottimo padre che li avrebbe seguiti e confortati.
Adesso invece, se la Cassazione non vi porrà rimedio, saranno marchiati per sempre come figli di un assassino che gli ha ammazzato la madre. E a loro volta saranno divisi tra il lutto per la madre e l'odio verso il padre, se non riusciranno a formarsi un autonomo e difficile giudizio che lasci loro almeno il dubbio che il padre sia stato vittima di un terribile errore giudiziario.

Tanti saluti a tutti.

Giacomo

Luca Cheli ha detto...

Condivido con Ivana che i due minuti siano troppo pochi, e mi ricordo che la motivazione di primo grado (dovrei cercare quella di appello) supponeva (ovviamente) che Michele avesse trovato Elena appena uscita dalla doccia e quindi non vestita ... supposizione necessaria perché se avesse anche dovuto svestirla (a casa o a destinazione) i tempi saltavano del tutto.

Poi anche le celle, le telefonate, infine la mancata prova di una causa di morte violenta ... colpevole in base al noto principio "chi altri se non lui".

Mi ricordo anche che la prima sentenza era un bignamino di diritto penale tanti erano i concetti riassunti (mi ricordo particolarmente il discorso sulla premeditazione) ... buona teoria ma cattiva applicazione.

Chiara ha detto...

Condanna del tutto incivile, con neppure la certezza di un compiuto omicidio.... guardate mi fa una rabbia tutto il cancan intorno a bossetti e l'indifferenza compiaciuta verso buoninconti.... quanto influiscono e influenzano le simpatie o antipatie! Non la prendete sul personale eh, mi sto sfogando, però diamine è oggettivo il baratro processuale che c'è tra i due casi, in questo non c'è niente di niente, nell'altro un DNA tanto pesante da dover essere presupposto falso per passarci sopra...eppure per bossetti ci si impiccherebbe al primo albero, per buoninconti zero...quanta poca lucidità...(comunque la si pensi su Bossetti, anzi forse ancor più ritenendolo vittima di errore)

Dudu' ha detto...

Bella considerazione:
simpatie ed antipatie verso il processato.
Riflessione:
Credo molti condividano (aldilà delle responsabilità accertabili o meno), il Logli sia, con quel sorrisetto sornione ,il piú scaltro, tanto da definire il suo comportamento "da imitare".
Straordinario, sicuramente per una difesa efficace.
Ma posti sullo stesso piano i tre, che condividono solo l'epoca di indagine (circa), chi risulta,ad istinto, il piú colpevole?
Secondo me chi ha messo in opera una strategia difensiva ancor prima di essere indagato.

Non cercando fare parte di qualche schieramento,cercando l'invisibile obiettività , direi che Buoninconti come Bossetti, sono caduti dal pero sorprendendosi colpevoli agli occhi di chi stava guardare, increduli.
Se per Buoninconti non c'erano i tempi, che dire di un Bossetti che dalla scena delittuosa, non solo non porta nulla con sé, ma in 15/20 minuti di azione omicidiaria,si suppone, avrebbe lavorato diligentemente ad operare sulla vittima ferite , da prolungarne la sofferenza ? perché............

Forse gli stava antipatica?

Quando invece, quelle ferite, riferiscono una deturpazione lenta , molto lenta post aggressione, dalla quale la vittima si difese sferrando calci .
A gambe,polso e gluteo, la lama produsse ferite anche ossee , ma senza mai beccare una arteria o vena importante, he certo, difficile beccarle al buio !

Che dire di tre contaminazioni differenti:

_calce/calcio/idrossido (nel primo luogo ?)

_sferule (nel secondo luogo?)

_vegetazione (nel terzo e ultimo?).

Ma niente é rilevante e propedeutico al fine della verità processuale.
Anzi, non facciamoci venire dubbi, sono irragionevoli. Fischetti é certo, e per sicurezza ha blindato ulteriormente le motivazioni con passaggi che nemmeno nel primo grado si erano azzardati proporre non avendo contezza.
Se manca qualche spiegazione, ha scritto,non fatevi venire rumori di fondo, la spiegazione é assorbita da altre considerazioni ( non prove, considerazioni).

Evviva quindi chi la fa da furbo ?
Non sarà che stiamo tornando all'inquisizione se anche Ruotolo, con il solo passaggio nei pressi (dicono) ha decretato la sua colpevolezza? Non oso pensare quale pena sarebbe stata comminata ci fosse stato un indizio in piú (solo un pò sarcastica, non ho seguito il caso concretamente).

Vabbé, pensieri sparsi e inutili dirà qualcuno che detiene costudita (e molto bene provabilmente) la verità.

gugly ha detto...

I commenti riportati qui dentro sono l'esempio vivente che si va a simpatia nei singoli casi, basta vedere gli argomenti trattati e su cosa intervengono principalmente gli utenti ;-)

Gilberto ha detto...

Carissima Gugly
Non ho mai letto un tuo articolo su Logli, mentre proprio qui nel blog puoi trovare in data Venerdì 17 Aprile un mio articolo a firma di Gilberto Migliorini e Massimo Prati. Dunque nessuna simpatia o antipatia...

Roberta Altea ha detto...

gugly ha detto...
I commenti riportati qui dentro sono l'esempio vivente che si va a simpatia nei singoli casi, basta vedere gli argomenti trattati e su cosa intervengono principalmente gli utenti ;-)

Ti annoiavi tra i gruppi spazzatura di Facebook e sei tornata a fare la maestrina qui?

Sai perfettamente che ci sono molti gruppi a sostegno dell'innocenza di Buoninconti e sai benissimo quanto è stato aspro il confronto tra innocentisti e colpevolisti nel suo caso.
Sai anche che alle udienze dei due processi c'erano sempre gruppetti innocentisti fuori dal tribunale, sai che sia innocentisti e colpevolisti hanno partecipato a trasmissioni televisive.
Io lo ritengo innocente e se vuoi ti mostro il trattamento che ricevevo in pubblico dal guru dei colpevolisti, quello a cui tu hai passato il nick che utilizzavo sul tuo forum affinchè lui facesse i copia e incolla di quello che scrivevo per svelare il mio nome e per denigrarmi.
Si, lo stesso guru colpevolista che segui per il caso Bossetti!

Tiziano ha detto...

Secondo Gugly, siccome di Bossetti se ne è parlato abbastanza, non è più necessario proseguire su questa strada. E per quale motivo? Se il caso appassiona scrivere e leggere è normale. Non riesco a capire perché si dovrebbe evitare di interessarsi a Bossetti. Non c'è niente di male.

Chiara ha detto...

Pino e Vanna....ma soprattutto Vanna: cosa sai tu di questo caso? L'hai approfondito un millesimo di quanto hai fatto con quello di Bossetti, prima di pronunciarti sulla sua colpevolezza sulla base delle sue condotte successive al delitto? (da quando in qua sono un parametro accettabile in questo blog? non servirebbero le prove, anzitutto di un avvenuto omicidio?!?). Oppure ti sei limitata ai servizi colpevolisti di stampa e tv, che tanto si vanno criticando qui da anni? Perchè tanta differenza con l'altro caso? E sì che sarebbe molto più facile per chiunque di noi, trovarci in galera perchè un familiare dà di matto ma il pm ci imputa una colpa, rispetto al fatto che trovino il nostro dna nelle mutande del cadavere di uno sconosciuto. Poi non stupirti del mio stupore per l'irrazionalità che esprimono queste tue posizioni enormemente contraddittorie.

Anonimo ha detto...

Per capire che Buoninconti é innocente é sufficiente leggere l'ordinanza di arresto.
Roberta

Chiara ha detto...

Hai ragione, eppure è stato condannato col beneplacito generale....in fondo sa di "stronzo". Tanto basta al popolo. Avrebbe dovuto essere paraculo come l'altro, allora si farebbero tagliare la testa per lui. Pancia, pancia e sempre pancia. Si vuol travestirla ma è sempre quella.

Roberta Altea ha detto...

In entrambi i casi (Bossetti e Buoninconti) sono "innocentista".
Ho letto tutto il leggibile relativo ai due casi e sono convinta che siano innocenti.
Di solito ho reazioni di pancia nell'immediatezza dei fatti, ma poi mi prendo il tempo per ragionare con la testa.
E in molti altri casi (Stasi, Parolisi, Olindo e Rosa) sono colpevolista.
Sai quante volte ho sentito dare del "paraculo" a Buoninconti?
Vedi Chiara, generalizzare non porta mai a nulla, se non ad indirizzare l'opinione di chi appunto ragiona di pancia.
Come per Buoninconti mi è bastata l'ordinanza di arresto, lo stesso è successo con Bossetti.
Veramente basta ragionarci sopra a questo caso e non prendere per oro colato tutto quello che viene scritto o detto, per capire che Bossetti non può avere ucciso Yara Gambirasio.
Io letto le motivazioni della sentenza di primo e di secondo grado.
Il secondo grado l'ho anche vissuto andando di persona alle udienze.
So come è stato gestito. E non mi aspettavo altro che una conferma di condanna con delle motivazioni puù blindate rispetto alle precedenti.
Perchè assolverlo significa quello che tutti immaginiamo.

Chiara ha detto...

Personalmente non mi esprimo mai in termini di innocenza o colpevolezza "storiche": per nessuno ho assistito al delitto oppure fornito alibi all'imputato, quindi limito le mie convinzioni agli esiti processuali, ossia se debbano venire considerati da condannare o da assolvere. Poi certo ci sono le sensazioni intime, ma sapendo quanti fattori (esogeni ed endogeni) le influenzano, non do loro un'importanza che non hanno e non debbono avere...ci vuole sempre razionalità. Tanto premesso, mi ha incuriosita la tua affermazione "bossetti NON PUÒ avere ucciso" (o simile)...cosa intendi? È precisa come affermazione, a quale specifico dato è agganciata questa impossibilità materiale?

Antonello ha detto...

Mi sembra di vivere nella Cuba degli anni 60', ma si puo' parlare di un caso oppure no?
Perche' ho notato che i detrattori e detrattrici riappaiono al.comparire di commenti e spariscono improvvisamente se i commenti spariscono, ma state bene?

Bruno ha detto...

@Antonello continua con le tue analisi e fregatene di chi non la pensa come te.

Chiara ha detto...

Ehm...ho fatto una domanda ad Altea su una cosa che ha detto, mi pare....mi dici cosa c'entri con la tua 'tirata' Antonello? Era per me? Guarda che questo è il post su Buoninconti... ;)

Nautilina ha detto...

Ciao Dudù,
mi dispiace molto per la tua perdita.
Forse è questo che ti ha allontanato dal blog?
Sono drammi che può capire solo chi ci è passato, eppure mi immedesimo in te, anche senza conoscerti, perché ho visto famiglie distrutte dalla malattia mentale di un congiunto, lasciate sole ad affrontarla senza aiuto e senza conforto, neanche dai parenti.
I medici di famiglia poi sono gli ultimi a capire questo genere di problema.
Anche in questo caso, molto probabilmente, sarà andata cosi : solo il marito si è accorto che qualcosa in Elena non andava, ma non a tal punto da non fidarsi a lasciarla sola in casa per mezz'ora.

Sono d'accordo con te e Roberta Altea che manchino prove certe contro Michele Buoninconti, almeno dal poco che ne so, non avendo letto le motivazioni (nel web non le trovo).
Soprattutto ho molti dubbi sui tempi minimi necessari per uccidere e occultare il corpo nel rio Mersa, e anche secondo me i conti non tornano.

Però purtroppo, pur sapendo che Buoninconti potrebbe anche essere innocente, non riesco a difenderlo. Non ce la faccio. E credetemi, non per questioni d'antipatia: se vogliamo, fra lui e Bossetti, l'antipatico per antonomasia dovrebbe essere il carpentiere orobico, di cui per anni sono state censurate voce e aspetto, mostrando solo una o due fotografie spauracchio e ingigantendo i suoi modesti vizi privati oltre ogni limite, fino a rasentare talvolta il ridicolo.
Invece Buoninconti, come ha detto giustamente Pino, si è rovinato con le sue stesse mani esternando cose che era meglio nascondere e dimostrando di possedere un caratterino collerico che ben si accorderebbe con un raptus motivato dalla gelosia.
Ha fatto tutto da solo, peggiorare la sua immagine non era assolutamente necessario.
Ovviamente sono solo mie impressioni.
Magari lui non ha fatto niente ad Elena, forse lei è impazzita, ma si fatica molto a non sospettarlo, anche per la stranezza di quella fuga della moglie scalza e nuda, un po' difficile da immaginare in gennaio...
Poi per carità, tutti innocenti fino al terzo grado di giudizio e volendo anche oltre, ma obiettivamente alcuni imputati sono più sospetti di altri.
Il perché è semplice da capire : Buoninconti, analogamente ad altri mariti accusati di uxoricidio, oltre a conoscere bene la vittima, aveva il movente e l'occasione.

La situazione di Bossetti è molto diversa, i due casi sono imparagonabili, imho.
Non c'era una relazione tra lui e la vittima, e siccome la sentenza parla di un approccio sessuale estemporaneo, casuale, di conseguenza il movente va cercato nella rabbia per un rifiuto o per la minaccia di una denuncia.
Solo che si fa fatica a crederlo perché in situazioni del genere la vittima viene strangolata, non certo presa a coltellate in quel modo, tracciando X sulla schiena e altri strani segni (nel buio pesto di un campo fangoso).

Può darsi allora che l'omicida fosse sadico.
Però nell'imputato mancano completamente i precedenti e postumi sintomi di crudeltà, violenza e freddezza che certamente avrebbe avuto chi ha massacrato Yara senza pietà.
E' vero, sugli slip della bambina hanno trovato un DNA attribuito a Bossetti.
Ma la gente non si fida ciecamente della scienza. Sa bene che è tutt'altro che infallibile. Si fida molto di più delle indagini tradizionali e della storia : e qui storia non c'è.

Mimosa ha detto...

Bella e ben articolata la lettera du Michele Boninconti, ma temo non toccheà nè il cuore né l'anima dei Giudici. Io ho sempre sostenuto la sua innocenza e ancora la ribadisco!
Beati i perseguitati dalla giustizia, avranno il regno dei cieli.

Dudu' ha detto...

Nautilina,
grazie per la vicinanza, sei molto cara.

Scrivi :"..anche per la stranezza di quella fuga della moglie scalza e nuda, un po' difficile da immaginare in gennaio.. "

A me suona come un campanello d'allarme,un evento psicotico acuto (conclusosi in disgrazia?) sempreché si possa escludere o accertare azione autodistruttiva, nella patologia di schizofrenia paranoidide ad esempio é del 15/20% nei pazienti la soluzione definitiva( suicidio).

La testimonianza della signora Fiorenza e dell'amico di Elena sembrano dare adito lei vivesse anche in una altra realtà da cui si sentiva perseguitata (le voci ?).

Gli indizi ci sarebbero secondo mio modesto avviso.
Ma poi, uno ammazza la moglie e mette i vestiti vicino al cancello?
Ma dai...e poi per il suo modo di essere, difficile credere l'abbia abbandonata nuda.

Oppure i giudici ne vedono cosî tante di faccende strane , da dover dubitare della loro integrità psicologica.
Scherzo..ma anche no ;)